LE ULTIME DAL GOLFO: BRUCIANO ALTRE RAFFINERIE

Pubblicato il 8 settembre 2026 alle ore 20:16

L'intervento congiunto statunitense e israeliano contro l'Iran ha, come prevedibile, aperto un il vaso di Pandora. Conflitti come quello tra Arabia Saudita e Yemen, che erano stati congelati grazie a una lunga e complessa mediazione della Cina che aveva portato i suoi frutti nel marzo 2023, sono riesplosi in modo fragoroso e hanno portato a nuovi bombardamenti reciproci.
Ansarollah ha colpito interessi strategici sauditi, tra cui la grande raffineria Aramco di Jazan. I danni sembrano essere rilevanti, ricordiamo che i sauditi mantengono tuttora un rigido blocco aereo e forti restrizioni marittime sulle zone sotto il loro controllo, in particolare su Sana’a e sui Porti del Mar Rosso, che sta nuovamente aggravando una già grave crisi umanitaria.
È probabile che i prezzi dei carburanti trovino un ulteriore motivo per aumentare, poiché la capacità di raffinazione in quest'area strategica si è ridotta sensibilmente a causa della distruzione di diversi impianti dal 28 febbraio di quest’anno. Mai come questa volta, gli Stati Uniti portano la responsabilità di un caos globale che si sta aggravando e i cui effetti sono quasi impossibili da calcolare, mentre la recessione economica assume sempre più i contorni della realtà.
Tra le numerose discussioni su sovranismo, Unione Europea e altri temi politici, forse sarebbe opportuno ricordare quale sia, il nodo centrale dell’ordine multipolare che si sta affermando: la strategia del conflitto permanente che sembra essere la direzione principale della politica estera statunitense. Ignorare questo aspetto, o considerarlo secondario, sarebbe un grossolano errore.

Fabio De Maio
Logos e Civiltà