CASO EL KOUDRI - PARTE 3 - LA MODALITÀ DI UN CRIMINE NON NE DIMOSTRA LA MATRICE

Pubblicato il 24 settembre 2026 alle ore 18:49

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LA MODALITÀ DI UN CRIMINE NON NE DIMOSTRA LA MATRICE

In questi giorni la vicenda giudiziaria relativa a Salim El Koudri è tornata al centro dell’attenzione, anche per la diffusione di nuovi elementi riguardanti i video registrati prima del delitto, le frasi pronunciate dall’autore e le ricerche effettuate sul web.

Sono elementi che meritano certamente di essere approfonditi dagli inquirenti e valutati nel loro insieme. Proprio per questo, tuttavia, riteniamo necessario distinguere ciò che è stato effettivamente accertato dalle interpretazioni che sono state costruite intorno al caso.

Lo scorso 22 giugno si è tenuta a Modena una conferenza dedicata al crimine compiuto da Salim El Koudri e al possibile movente religioso. Il giorno successivo, come associazione Logos e Civiltà, intervenimmo pubblicamente nel dibattito contestando l'esistenza, sulla base degli elementi allora conosciuti, di prove sufficienti per definire El Koudri un "radicalizzato islamico".

A distanza di alcuni mesi riteniamo che quella prudenza continui a essere necessaria.

Nel dibattito pubblico si è infatti progressivamente consolidata una lettura del caso nella quale l'ipotesi del terrorismo o della radicalizzazione islamista sembra talvolta trasformarsi da ipotesi da verificare in premessa dalla quale partire.

Gli elementi emersi successivamente sono inquietanti e non devono essere minimizzati. Sono state riportate frasi violente pronunciate da El Koudri nei giorni precedenti il delitto e ricerche effettuate sul web riguardanti, tra gli altri argomenti, organizzazioni terroristiche e le Brigate Rosse.

Tutto questo dovrà essere ricostruito con precisione ma cercare informazioni su un'organizzazione terroristica non significa automaticamente aderire alla sua ideologia e proprio la presenza di ricerche relative a fenomeni ideologicamente molto diversi tra loro dovrebbe indurre a evitare conclusioni premature.

Sarà compito degli investigatori e, successivamente, dell'autorità giudiziaria stabilire quale significato attribuire a questi elementi e quale fosse lo stato mentale di El Koudri al momento dei fatti, in questo senso sarà particolarmente importante anche la valutazione della perizia psichiatrica.

Esiste però un'altra questione, che riguarda non l'indagine giudiziaria ma il modo in cui la vicenda è stata raccontata.

El Koudri, per quanto risulta dalle informazioni rese pubbliche, non era conosciuto come una persona particolarmente religiosa, non risultava frequentare moschee e non erano emersi inizialmente elementi che indicassero una sua particolare pratica religiosa, il riferimento all'Islam derivava quindi soprattutto dall'origine della sua famiglia.

Questo elemento, da solo, non può naturalmente costituire la prova di una radicalizzazione religiosa.

IL PARAGONE CON IL CASO DI CAEN

Da questo punto di vista è interessante confrontare la vicenda modenese con quanto avvenuto recentemente a Caen, in Francia.

Anche in quel caso ci siamo trovati davanti a un atto criminale estremamente grave e violento. Tuttavia, una volta esclusa dagli investigatori la pista dell'estremismo islamista, la vicenda ha ricevuto in Italia un'attenzione mediatica molto limitata.

Il paragone non serve naturalmente a sostenere che i due episodi siano identici, ogni fatto criminale presenta una propria dinamica e deve essere analizzato sulla base delle prove disponibili.

Il confronto pone però una questione più generale. perché alcuni episodi diventano immediatamente oggetto di un vasto dibattito sulla radicalizzazione islamica, mentre altri fatti di estrema violenza, quando questa pista viene esclusa, sembrano perdere rapidamente interesse?

È una domanda legittima perché riguarda il modo in cui vengono costruite le categorie attraverso le quali interpretiamo la violenza.

Se un crimine particolarmente efferato commesso da una persona proveniente da nazioni a maggioranza musulmana viene immediatamente letto attraverso la lente dell'Islam radicale, esiste il rischio che l'origine familiare dell'autore diventi implicitamente un indizio ideologico.

Ed è proprio questo automatismo che contestiamo.

NON ESCLUDERE NESSUNA IPOTESI, MA NON TRASFORMARE UN'IPOTESI IN UNA CERTEZZA

Se dalle indagini dovessero emergere contatti, adesioni, dichiarazioni o altri elementi concreti capaci di dimostrare un percorso di radicalizzazione religiosa, questi elementi dovranno essere riconosciuti e valutati per quello che sono.

Ma deve valere anche il principio contrario.

Non si può partire dall'origine familiare dell'autore e dalla particolare brutalità del crimine per arrivare automaticamente alla conclusione che ci troviamo davanti a un caso di terrorismo o radicalizzazione islamista.

La matrice di un crimine non è determinata dal nome dell'autore, dalla provenienza dei suoi genitori o dalla religione che gli viene attribuita dall'esterno.

Deve essere dimostrata attraverso fatti verificabili.

In questo senso anche le ricerche effettuate sul web devono essere interpretate nel loro contesto complessivo. Se una persona cerca contemporaneamente informazioni sull'ISIS, sulle Brigate Rosse e su altre forme di violenza politica o terroristica, occorre capire quale fosse il significato di quelle ricerche, evitando di selezionare soltanto quelle compatibili con una tesi già formulata.

Lo stesso vale per i video e per le frasi pronunciate prima del delitto: possono rappresentare elementi estremamente importanti per ricostruire la personalità, le intenzioni e lo stato mentale dell'autore, ma devono essere analizzati integralmente e non estrapolati per confermare una determinata interpretazione.

IL RISCHIO DELLA DEMONIZZAZIONE PREVENTIVA DELL'ISLAM

È questo il punto politico e culturale che intendiamo sollevare.

Da oltre vent'anni una parte significativa del dibattito pubblico occidentale tende a leggere determinati episodi di violenza attraverso una lente nella quale Islam, radicalizzazione e terrorismo finiscono troppo facilmente per sovrapporsi.

Naturalmente il terrorismo di matrice radicale islamista esiste ed è stato responsabile di gravissimi attentati e abbiamo analizzato nei due approfondimenti precedenti l'origine di alcuni gruppi terroristi, ma riconoscere questa realtà non significa attribuire automaticamente una matrice islamista a ogni crimine commesso da una persona proveniente da una famiglia musulmana.

Quando questo avviene, il rischio è quello di passare dall'analisi dei fatti alla costruzione di uno stereotipo.

Ed è significativo osservare come episodi di violenza estrema ricevano talvolta un trattamento mediatico molto diverso quando viene rapidamente esclusa una matrice islamista.

Il caso di Caen dovrebbe almeno indurci a riflettere su questa differenza.

Non chiediamo quindi di sostituire una certezza con un'altra chiediamo esattamente il contrario: che siano le prove a determinare l'interpretazione dei fatti.

Se emergerà una radicalizzazione islamista di El Koudri, dovrà essere documentata.

Se emergerà invece un quadro differente – legato alla sua condizione psichica, a un percorso personale, a suggestioni ideologiche diverse o a una combinazione di più fattori – dovrà essere riconosciuto con la stessa chiarezza.

Perché la ricerca della verità non dovrebbe servire a confermare ciò che pensavamo prima di conoscere i fatti, dovrebbe servire, quando necessario, anche a smentirlo.

La matrice di un crimine si dimostra con le prove, non con l'origine, il nome o la provenienza familiare di chi lo ha commesso.

ASSOCIAZIONE LOGOS E CIVILTÀ