La guerra di Kiev alla Chiesa Ortodossa

Pubblicato il 26 agosto 2026 alle ore 15:47

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Oltre a quella sul campo Kiev sta conducendo anche un’altra guerra strisciante, quella per recidere il suo legame storico, culturale e religioso con la Russia. Un vero paradosso considerato che proprio Kiev era la capitale del primo Stato che riuniva i popoli slavi, la Rus’ di Kiev appunto, al quale sono susseguiti secoli di storia unitaria. L’Ucraina inoltre rappresenta il secondo paese al mondo, dopo la Russia, con il maggior numero di fedeli cristiano-ortodossi. Ed è proprio verso la religione che si sta scatenando la furia repressiva delle autorità ucraina post-golpe europeista.
Secondo dati del Dipartimento di Stato, il Servizio di sicurezza ucraino (SBU) ha condotto dal 2022 oltre 50.000 indagini sulla Chiesa Ortodossa Ucraina per presunta collaborazione con la Russia e ha perquisito migliaia di edifici ecclesiastici. Il pretesto sono le accuse ai ministri della chiesa di diffondere “idee che violano l’integrità territoriale dell’Ucraina e incitano all’odio religioso”. Iniziano così gli arresti di vescovi, clero e parrocchiani, fino ad arrivare all’approvazione in parlamento nell’estate 2024 di una legge che impedisce alla Chiesa Ortodossa Ucraina di svolgere qualsiasi attività.

Un provvedimento che ha contrariato persino l’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani che in un rapporto ufficiale ha definito questa disposizione come “non conforme alla legislazione internazionale” in quanto “rappresenta una grave restrizione che colpisce la capacità degli individui di praticare il proprio credo e l’Ucraina non ha dimostrato la necessità e la proporzionalità di questa misura”.
Parallelamente alla repressione “ufficiale” si stanno moltiplicando anche i casi di violenze private quali aggressioni a parroci e fedeli o vandalismi e incendi dolosi, il tutto ad opera di gruppi ultranazionalisti con l’aperto sostegno di istituzioni e polizia. Governi e media europei mantengono un silenzio complice ed anche il Vaticano non si è mai esposto per difendere quella che nonostante le persecuzioni rimane la più grande confessione religiosa ucraina.

Una storia, tra le tante, emblematica di quanto sta succedendo è quella del Metropolita Arseny, figura religiosa molto conosciuta e rispettata in tutta l’Ucraina orientale. Nell’aprile 2024 è stato arrestato con l’accusa di “aver diffuso informazioni sui movimenti, gli spostamenti o la posizione delle Forze Armate dell'Ucraina”, per la quale è prevista una pena fino a 8 anni di reclusione. I fatti si riferiscono ad un sermone tenuto nel settembre 2023 nel quale semplicemente si lamentava dei posti di blocco dell’esercito ucraino nella provincia di Kramatorsk che avevano impedito l’arrivo al monastero di numerosi pellegrini venuti da fuori. Arseny è stato condotto in carcere prima nella città di Sloviansk e poi a Dnipropetrovsk. Il Tribunale ha ignorato numerose richieste degli avvocati di applicare misure preventive alternative alla detenzione viste le precarie condizioni di salute dell’uomo che soffre di gravi problemi cardiaci. Un caso purtroppo non isolato.

di Lorenzo Berti
Vento dell'Est